L’acqua potabile non è più solo un bene naturale, né tanto meno un bene oggi accessibile a tutti. Di qui la necessità di un allargamento del quadro normativo a tutela della stessa. Il che può avvenire soltanto considerandola, in una prospettiva più ampia, pure dal punto di vista patrimoniale e sottoponendola, di conseguenza, a tassazione o ad altre forme di valutazione economica in modo da favorirne la conservazione e la riproduzione. Ciò vale, in particolare, per quanto concerne il suo utilizzo nei processi industriali (solo in Italia, ne sono stati impiegati in media 8,8 litri per ciascun euro di produzione realizzata), con riferimento ai quali è quanto mai necessario improntarne un uso sostenibile, in termini sia di qualità che di quantità, anche perché la scarsità di acqua dolce sta diventando una minaccia per lo sviluppo, tenuto conto che la situazione viene ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici in atto.

In una simile prospettiva, il progetto si concentra sull’utilizzo della risorsa in questione nella produzione di energia sia da combustibili fossili, sia da fonti rinnovabili, sia da rifiuti, relativamente alla quale si registra una domanda in costante aumento, legata all’incremento della popolazione mondiale, ai nuovi modelli di consumo, al processo di urbanizzazione. Profilo, questo, la cui rilevanza ha trovato recentemente conferma nella situazione di emergenza evidenziatasi a seguito del conflitto in corso tra Russia ed Ucraina, col conseguente innalzamento dei prezzi a carico degli utenti finali (privati ed aziende). Tuttavia, la rivalutazione dello sfruttamento idrico è ostacolata dal bassissimo costo economico del bene, che disincentiva investimenti non solo su nuove tecnologie, ma altresì su quelle esistenti in grado di migliorarne l’efficienza, sebbene, come sancito espressamente dalla recente riforma dell’art. 41 Cost., l’attività economica, pubblica e privata, debba essere indirizzata e coordinata anche a fini ambientali. E l’obiettivo del progetto è appunto quello di ricercare un bilanciamento tra tutela dell’acqua e sviluppo industriale individuando nuove soluzioni, in primis a livello normativo, che possano ottimizzarne l’impiego nell’ambito della produzione energetica, in un’ottica di sostenibilità. Più nello specifico, si verificherà se possa essere attuabile un sistema di agevolazioni e/o certificazioni strutturate sulla base delle concrete tecniche attuate in tale settore. Un’ipotesi del genere sembra infatti preferibile rispetto ad altre che rischierebbero di far pagare la transizione ecologica ai consumatori, nella misura in cui i costi di strumenti di carattere punitivo potrebbero essere verosimilmente riversati dagli operatori sul mercato. Adottare una logica premiale, invece, consentirebbe di allocare detto costo alla spesa pubblica, con una distribuzione congrua alla capacità contributiva di ciascun cittadino, coerentemente col principio di progressività (Art. 53 Cost.).